VA BENE LO STESSO (disse Jung)
Jung ci ricorda che non possiamo impedire agli altri di commettere errori, perché proprio errori e cadute sono strumenti di crescita.
… Non si può impedire a certe persone di commettere terribili assurdità perché fa parte della loro natura. Se io mi intrometto, loro non hanno alcun merito. Il nostro sviluppo psicologico può veramente progredire soltanto se ci accettiamo quali siamo e se viviamo con il necessario impegno la vita che ci è stata affidata. I nostri peccati, errori e colpe sono necessari, altrimenti saremmo privati dei più preziosi incentivi allo sviluppo. Se, dopo aver sentito qualcosa che avrebbe potuto cambiare il suo punto di vista, un uomo se ne va e non ne tiene alcun conto, io non lo richiamo indietro. L’antico libro di saggezza cinese dice: “Il Maestro ha parlato una sola volta. Egli non corre dietro alle persone, non serve a nulla. Coloro che devono capire – perché è questo il loro destino – capiranno, e gli altri non capiranno.” Perciò io non insisto mai su una mia affermazione. Potete accettarla, ma se non lo fate, va bene lo stesso.” (C.G. Jung)
RIFLESSIONE PERSONALE
“L’educazione non è condizionamento né abbandono al destino: è coscienza che guida senza costringere.”
La “Buona” Educazione – intesa come alternativa a un continuum educativo di condizionamento secondo le regole del sistema – richiede innanzitutto maturità e consapevolezza da parte dell’educatore: genitore, insegnante, terapeuta, medico, coach o chiunque ricopra un ruolo di relazione e responsabilità. Solo un livello di coscienza autentico può evitare che, nell’esercizio dell’aiuto, o dell’educare, subentrino coercizioni o seduzioni egoiche, con il rischio di plagio e speculazione.
Basti pensare alla responsabilità genitoriale: quanto può essere pericoloso, da un lato, adottare rigidamente la posizione del “Il Maestro ha parlato una sola volta. Egli non corre dietro alle persone”, e dall’altro esercitare un ruolo educativo inconsapevole, dettato unicamente dalla propria personalità condizionata, incapace di sostenere un sano sviluppo del figlio.
“Educare è come coltivare un giardino: non puoi forzare il seme ad aprirsi, ma puoi offrirgli luce, acqua e spazio perché cresca da sé.”
Per questo occorre liberare il discorso dalla colpa – così da evitare giudizi e pregiudizi – e comprendere che ognuno agisce in base al grado di coscienza raggiunto. È un passaggio decisivo non solo per lo sviluppo individuale, ma anche per l’evoluzione della civiltà e la pacificazione dei conflitti: prima quelli interiori, poi quelli sociali.
La sfida per il futuro sta proprio qui: non affidare tutto al volere cieco della natura o del destino – atteggiamento che rischia di diventare fatalista – ma coltivare un giusto equilibrio anche nell’azione di aiuto. Un equilibrio che non può essere garantito da un titolo di studio, da un ruolo istituzionale o parentale, ma soltanto da una reale maturità personale.
“Un buon educatore è come il mare: non trattiene il fiume, ma lo accoglie e gli mostra l’orizzonte.”
Ai posteri l’ardua sentenza.
Corrado Ceschinelli
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