A un certo punto — se sei sufficientemente attento e, forse, anche fortunato — dopo aver attraversato illusioni, semplificazioni e presunzioni, può accadere di comprendere che vivere non significa afferrare, ma lasciare… Lasciar stare… Lasciar fare… Lasciar essere.
Sembra poco. In realtà è quasi tutto. Per arrivarci occorre però svegliarsi dal sonno della mente: da quell’automatismo che scambia il controllo per sicurezza e la logica per verità. Occorre “morire” ogni giorno un po’ all’identificazione con ciò che pensiamo di essere.
Non è una passeggiata. Niente di ciò che conta lo è. Nulla si apprende senza impegno, dedizione, disciplina. Vale per ciò che facciamo nel mondo — lavoro, studio, pratica — e vale allo stesso modo per ciò che accade dentro di noi: la lenta costruzione di un equilibrio e di una saggezza che danno senso all’esperienza umana.
Il dolore, allora, diventa una scelta interpretativa. Si può soffrire senza comprenderlo, accumulando ferite e reiterando gli stessi errori. Oppure si può soffrire imparando a leggerne il significato, trasformandolo in conoscenza e riducendo, col tempo, la necessità stessa del patire.
La vera difficoltà — così è stato anche per me — è che questo processo è difficile persino da immaginare. Non perché sia irraggiungibile, ma perché il nostro modo abituale di vivere non lo contempla. La mente, educata a normalizzare tutto, lavora instancabilmente per confermarci che ciò che siamo e ciò che facciamo è l’unica possibilità. Che non ci siano alternative.
Eppure, a volte, qualcosa si incrina. Una crepa nel racconto che ci facciamo di noi stessi. È lì che può emergere la coscienza: non come rivelazione improvvisa, ma come lenta capacità di vedere, di assumersi responsabilità, di smettere di delegare all’esterno il senso della propria vita.
Se questo non accade, non c’è da allarmarsi: non ce ne accorgiamo nemmeno.
Ma, col tempo, diventa chiaro che vivere senza interrogarsi, senza svegliarsi, senza scegliere davvero, è — sì — una fottuta fregatura.
Ad maiora semper
Corrado Ceschinelli